passo dopo passo...

passo dopo passo...
... tu con me... io con te...

chi segue i miei passi...

giovedì 15 novembre 2012

Piccolo Essere Umano Onnivoro

E' vero, noi esseri umani siamo animali onnivori.
Ed è proprio per questo che possiamo scegliere.
Scegliamo se proviamo.
Mio figlio di otto anni rifiuta di mangiare il pesce e il miele. Dice che, amando il mare e i pesci, non se li può mangiare; il miele poi serve agli orsi e non vuole rubarlo alle api. Chi conosce Ale sa che è molto determinato (= testardo) riguardo le sue scelte. Indossa calzini spaiati e magliette al contrario per posizione presa a quando aveva tre anni. Potenzialmente ecosostenibilevegano assaggia di tutto e preferisce da sempre legumi e patate alla carne e al pesce che riesco a fargli mangiare. Adora la marmellata, non ne vuole sapere del latte o del cioccolato (eccezione per la nutella). E' stato il primo in famiglia a proporre la raccolta differenziata e tre anni fa mi ha fatto un megacazziatone per i detersivi :" Ma tu lo sai che inquinano il mare e uccidono i pesci?"
Quando poco più di un mese fa ho spiegato ai bambini che avevo deciso di non mangiare carne o pesce per un po' di tempo, Ale mi ha chiesto "E perchè? Tu adori bistecche e pesce!". Gli ho spiegato che volevo provare a scegliere, sperimentare altre sapori. Ho evitato di descrivere situazioni di animali mortiammazzati, allevamenti intensivi e tutte le altre motivazioni (o fissazioni/paranoie/modedelmomento a parere di qualcuno che conosco)che mi hanno spinta a intraprendere questo viaggio. "Posso farlo anch'io?". Bella domanda. " Sai Ale vorrei prima capire come riuscire a fare bene io. Sicuramente puoi assaggiare tutte le nuove cose che prepareremo da mangiare e dire cosa ne pensi. Poi vedremo." Non mi ha chiesto altro. Assaggia con me e poi dice "questo mi piace", "questo mi piace solo un pochetto", "questo te lo lascio, non mi piace tanto", "questo fa proprio schifo...".
E' questo il bello. Prima prova, poi decide.
E lui, piccolo essere umano onnivoro, ha solo otto anni.


sabato 11 agosto 2012

La prime dieci righe : MPA

Italia o "Parla come mangi" otrentasei capitoli sulla ricerca del piacere.
Vorrei che Giovanni mi baciasse. Ah, ma è un'idea pessima per molte ragioni. Tanto per cominciare, Giovanni ha dieci anni meno di me e - come quasi tutti i ragazzi italiani - vive ancora con sua madre.Basta questo a renderlo uno spasimante improbabile per me, che sono un'americana con una professione, ho trentaquattro anni e sono appena uscita da un matrimonio fallito e da un divorzio devastante e interminabile, a cui ha fatto immediatamente seguito un'appassionata storia d'amore finita malissimo.Dopo tante disavventure mi sento triste, fragile, vecchia di settemila anni. Per una pura questione di principio non infliggerei mai la sofferente, consunta e decrepita me stessa all'incantevole, immacolato Giovanni, senza contere che sono arrivata all'età in cui una donna comincia a domandarsi se il modo più saggio di consolarsi della perdita di un bel giovane dagli occhi neri sia davvero quello di invitarne immediatamente un altro nel proprio letto.

da "Mangia Prega Ama"
di Elizabeth Gilbert

martedì 14 febbraio 2012

giveway di "Le prime dieci righe"





" E' verità universalmente riconosciuta che un ricco scapolo debba sentire il bisogno di ammogliarsi.Per quanto poco si conoscano i sentimenti e le intenzioni di quest'uomo, fin dal suo primo apparire nelle vicinanze, questa verità si trova così radicata nelle teste delle famiglie circostanti che egli viene subito considerato legittimaproprietà dell'una o dell'altra delle loro figliuole.- Mio caro Bennet - gli disse un giorno la moglie - hai sentito che Netherfield Park è stato finalmente affittato ? "


Le prime dieci righe di "Orgoglio e Pregiudizio" di Jane Austen
edito nel 1981 dall' Arnoldo Mondadori Editore

Un regalo per il mio decimo compleanno e dopo quasi trent'anni ogni volta che lo rileggo è magia.

Grazie all'iniziativa di www. le prime diecirighe. blogspot.com

venerdì 10 febbraio 2012

Fuori nevica, l'aria è pulita.

Sono state settimane strane. L'anno nuovo è cominciato accompagnato da eventi spiacevoli e tristi. Non solo questo, è vero. Tante situazioni sono state affrontate, superate; altre hanno lasciato il segno e continuo a leccarmi le ferite. A chi mi chiedeva "come va?" spesso ho risposto sorridendo, "tutto ok, sono solo un po' stanca...". E ci credevo anche io. Dopotutto era così, no? Ci sono state risate, nuove amicizie, complicità. Questo lo sentivo e lo avverto anche ora. Grata di tutto ciò, ho lasciato che le lacrime scorressero quando avevavo voglia di uscire, fiduciosa che era solo questione di un momento di tristezza passeggera. Nervosa, ok, lo ammetto; ma nonostante tutto grata. Poco importa quella sensazione di perdita, poco importa quella sensazione di impotenza. Poco importa quella sensazione di rabbia. Gridavo senza voce. Non sopportavo le lamentele di nessuno, le stupidaggini mi irritavano al punto da diventare maleducata. E non so nemmeno perchè scrivo al passato visto che ancora è così. Poi l'influenza formato famiglia, contemporaneamente alla neve, mi ha fermata. Un'influenza strana, pochissima febbre, dolori muscolari e spossatezza ad intermittenza e una forza da leonessa tra una crisi e l'altra. I bambini rientrano a scuola e io al lavoro. Almeno ci provo a rientrare al lavoro. Morale della favola ieri sera vado dalla dottoressa, la aggiorno sull'andamento degli ultimi 10 giorni e le confido di aver paura di rivivere l'esperienza di qualche anno fa (depressione e attacchi di panico).
" Sa, dottoressa, sono stata a casa tanti giorni ma alla fine mi sentivo veramente bene. Poi ieri mattina mi sono svegliata per andare al lavoro e non riuscivo a stare in piedi. Ho svegliato mio marito ma è stato veramente..."
" E sei rimasta casa?"
"No, mi sono fatta forza, comunque ci sono andata, sono arrivata un po' in ritardo ma ce l'ho fatta... Solo che in reparto è stato un disastro. Ho vomitato due volte, ad un certo punto non riuscivo più a tare in piedi. E' stato terribile. Ma fino all'altro ieri sera STAVO BENISSIMO..." "Ok, allora procediamo così: ti fai un bel torace per escludere che sia polmonite..." "...polmonite? "
"...se il torace è pulito andremo avanti in un'altra direzione..."
"... aspetti, ho un forte ritardo, che per me è normale, non le ho mai molto regolari..."
"Hai già fatto un test?"
"sulle urine, negativo, ma lo era anche di Alessandro..."
" Bene. Allora prima di fare la lastra mi fai il test su sangue e ti metti a riposo, ok ?"
" Ma non è che si stia riaffacciando..."
" la depressione? Forse o forse è un po' tutto ma facciamo un passo per volta. Noi ci manteniamo in contatto, mi tieni aggiornata e cerchiamo di capire quello che sta succedendo. Non ti preoccupare. Sicuramente è una bella forma influenzale a cui non hai voluto dare troppo retta ma visto come stanno le cose, meglio esserne sicuri
."
Un sorriso e uno sguardo premurosi hanno accompagnato questa conversazione ( più o meno queste sono state le parole dette) per tutto il tempo. Sono uscita da quello studio sollevata. E serenamente ho raccontato tutto a Gianc. Terrorizzandolo, poverino. Parole come polmonite e gravidanza non se le aspettava. Amore mio, sono da escludere per precauzione o eccesso di zelo, non ha detto che aspettiamo un bambino e che ho la polmonite! Così stamattina ho fatto le beta su sangue e, vista la neve che ha ricominciato a scendere, per problemi tecnici del laboratorio avrò la risposta solo giovedì. Al momento sono sdraiata sul divano, la coperta addosso, i bambini che giocano con papino, Maia che viene a reclamare la pappa. Fuori nevica e l'aria è pulita. Io mi sento bene. Non penso di essere in dolce attesa, mi rendo conto di desiderarlo, in parte. Mi piace l'idea. Per ora aspettiamo. Poi vedremo.


martedì 27 dicembre 2011

Buon Natale!

BUON

NATALE

A

TUTTI

!!!

Gabbi

martedì 22 novembre 2011

Stamattina, in ordine sparso, ho pregato

Stamattina ho preparato un ciambellone, merenda per i prossimi due giorni insieme alla frutta.
Stamattina ho predisposto le cosce di pollo con le patate in una teglia che ora sta cuocendo nel forno e che mangeremo stasera a cena.
Stamattina ho prepararto il brodo vegetale in cui ho cotto gli spaghetti, il sugo con cui li ho conditi, pranzo per me e Scriccioloscarlattinoso.
Stamattina ho passato la scopa in cucina, in soggiorno, in bagno, nel pianerottolo, nelle camere, nell'altro bagno, nelle scale: niente amica aspirapolvere se la corrente salta...
Stamattina ho preparato la colazione per tutti, la merenda per scuola per Cucciolo, la merenda per Scriccioloscalattinoso.
Stamattina ho stirato al volo una camicia a Giancsempredicorsaperchèsialzadieciminutidopochelasvegliasuona.
Stamattina ho accompagnato Cucciolo al prescuola, lasciato un messaggio per le maestre di Scriccioloscarlattinoso che fiducioso mi ha aspettato in macchina.
Stamattina ho canticchiato al divertitoScriccioloscarlattinoso "la bella tartaruga" e "Jhonnybassotto" mentre sbirciavo tra i vostri blog.
Stamattina ho organizzato quattro lavatrici di bucato che avvierò nel pomeriggio se la corrente smetterà di andare e venire.
Stamattinaho avviato la lavastoviglie e continuato a lavare i piatti a mano mano mano che li sporcavo.
Stamattina non ho mai strillato a nessuno.
Stamattina ho sorriso spesso.
Stamattina mi sono concessa una pausa caffè durante la visione di uno dei miei programmi preferiti (a chi interessa: Scrubs!) mentre Scriccioloscarlattinoso rideva insieme a me dei momenti assurdi di quel programma.
Stamattina mi sono svegliata alle 6:45, reduce da un incubo.
Stamattina ho acceso la stufa.
Stamattina ho rifatto i letti, arieggiato casa, riordinato il soggiorno.
Stamattina. Stamattina tutto mi sembrava un miracolo. Anche la scarlattina di Scricciolo.
E se è vero che ogni attimo vissuto pienamente è come una preghiera, io, stamattina, in ordine sparso, ho pregato.

giovedì 6 ottobre 2011

perchè è più bello così stasera

I lavori di ristrutturazione vanno avanti. Così dìcono... Anche gli scatoloni da sistemare sono diminuiti. O semplicemente qualcuno li ha spostati dal patio? A parte gli scherzi, le cose procedono fin troppo bene considerando i vari imprevisti che si stanno presentando. Siamo ancora senza citofono e senza tv, senza cappa e mensole in cucina, con i bagni montati a metà ma ci sentiamo a casa. La scuola iniziata, scuola pubblica, piccola, solo due sezioni a tempo pieno, dove spesso sono i genitori a ridipingersi le pareti, dove la maestra è maestra in una classe e mamma in un'altra. Posso salutare i miei bambini dalle finestre che affacciano nel cortile. "Bambini, vi piace la nuova scuola?" "Sì, mamma, e pure i nuovi amichetti... ma lo sai che lunedì forse faremo il vino in classe? Io lo vorrò fare rosso perchè mi piace il colore... " "Io ho due migliori amici: Diego e Ludovico, come era con Gabriele alla scuola di prima... no, ancora non ho amici femmina, gioco solo con i maschi..." " Io invece ho anche tre nuove amiche: Ginevra è tanto simpatica ma no come Elisa (la sua fidanzata) e poi ci sono loro due che quando io disegno alla lavagna loro colorano i miei disegni...ma non mi ricordo bene i nomi, ne sto imparando tanti, lo sai che siamo venticinque?"... Ora, non è tanto quello che dicono a farmi sorridere (e una vocina dentro di me dice meno male) ma è il modo, lo sguardo, l'entusiasmo. Il viso sporco di terra perchè avevamo appena finito di fare giardinaggio, le mani con un pezzo di crostata, le crocchette di pollo nel microonde, il pane nel tostapane, le candele al posto della luce perchè "è più bello così stasera", Maia a far le fusa con la speranza di rimediare qualcosa oltre la sua pappa... Momenti, spero ricordi indelebili soprattutto per loro, piccoli rituali eccezionali da custodire. E' veramente poco il tempo trascorso insieme. Attenzione indivisa oltre che condivisa. Poi l'ora di andare a letto, un libro, la luce della scrivania, un abbraccio, la buonanotte. Credo si siano addormentati nell'arco di pochi minuti, non li ho proprio sentiti nemmeno chiacchierare come fanno di solito. Anche oggi è andata. Senza tv, senza citofono, con i bagni da montare, la cucina incompleta, gli scatoloni chissà dove, secchi di cemento e vernice sparsi per il giardino incolto, pareti spoglie, e noi, a casa. 'notte! Gabbi!

sabato 3 settembre 2011

Post sconfusionato ma il bicchiere è pieno.




Premessa: un post sconfusionato, lo so, più uno sfogo per non impazzire. Metaforicamente parlando. Perchè nonostante tutto mi sembra di portare sempre gli occhiali rosa... Fine premessa.


Cosa più mi manca in questi giorni? Il "pisolino all'occorrenza" sul divano mentre la tv è accesa. Ci siamo trasferiti nella nuova casa il 5 di agosto e da allora viviamo senza tv. L'elettricista/antennista verrà a risolvere i problemi verso metà mese e nel frattempo noi abbiamo avuto così tanto da fare che il tempo è volato. Io e Gianc abbiamo continuato a lavorare incastrando i vari professionisti tra i nostri momenti liberi. L'idraulico ormai conosce i miei turni meglio di me. Il pittore aveva proprio le chiavi di casa e tornerà a metà ottobre per rifare la facciata esterna. La cucina è stata montata a metà per dei pezzi sbagliati ma la possiamo utilizzare abbastanza. L'acqua calda c'è solo in un bagno grazie a mio padre che ci ha procurato un piccolo scaldabagno. Abbiamo montato le tende alle finestre, la nostra gatta difende il suo territorio egregiamente, abbiamo cominciato a dipingere la ringhiera del balcone. Abbiamo ancora una ventina di scatoloni da sistemare ma dentro non c'è niente di così urgente, per ora. I bambini si stanno ambientando. Giocano, urlano, bisticciano tra loro. Cose da fratelli insomma. Abbiamo scoperto che c'è una specie animale che ama la nostra casa: lo scorpione. Non letale, così pare, ma sempre scorpione. Fin'ora ne abbiamo trovati tre. E uno scarabeo. Nella testa si intrecciano migliaia di frasi contemporaneamente: "i grembiuli da comprare", "prepara il fentanest per la C", "che turno fai domani? Come notte, non dovevi fare pomeriggio?" "Ventila! 0,2 di adrenalina!" "ma i divani tua madre ce li regala? Lei come farà" "sì, vado io a preparare le parenterali, sì , pure le diete" " Alessandro smetti di fare i dispetti a Valerio" " Valerio questo è il pranzo e non avrai altro fino a merenda" " Hai sentito quando vengono a montarci il resto della cucina? Dovevavno venire la settimana scorsa" "Gianc, quando potremo usare il pc?" "Gabbi, dove hai messo la ciotola di vetro?" "mamma mi accompagni su che ho paura del buio?" " Il transcutaneo non funziona, provalo e dimmi cosa non va" "signora buon giorno, come va? E' un po' che non lavedo! Sì sto lavorando molto, sa' ,i turni" " la spesa, il cambio di residenza, l'igresso" "no è un 23 settimane, trigemellare" "noi li chiamavamo al telefono per dire loro di venire che il piccolo stava male e loro non rispondevano perchè stavano al funerale degli altri due" Impassibile in apparenza dentro di me sto per crollare. Sono stanca. Manca solo un turno di notte e poi finalmente andrò in ferie anche io. Eppure, nonstante lo stress, sto bene. Sono solo stanca. E mi manca tantissimo appisolarmi sul divano. C'è sempre qualcosa da fare. Anche ora. Sono le 2:30 di notte e sto facendo avanti e indietro per cercare di consolare due "mostriciattoli" che nelle loro incubatrici si disperano. Ancora una notte e poi parte dello stress si ridimensionerà. POI finalmente solo i miei tesori e la mia nuova casa per le prossime tre, dico tre settimane. Buonanotte a voi .

lunedì 11 luglio 2011

prima di iniziare i lavori...


...

solo qualche foto

di come era

prima di iniziare

i lavori di ristrutturazione

...


























Gabbi

venerdì 8 luglio 2011

ventiquattrosettimaneincubatriceB

Non mi ero resa conto di quanto la mattinata fosse stata emotivamente pesante. Ho male ai piedi, alle spalle, alla testa. Sdraiata sul letto, i bambini già docciati che si rilassano con un cartone, Gianc che spero stia sulla via di casa, Maia sdraiata sotto l'albero di limoni a farla da padrona in giardino... La giornata è stata calda. La sveglia è suonata alle 4:45. Le colleghe al lavoro erano quelle "giuste", anche l'emergenza è andata bene... ma ho tremato ogni volta mi sono avvicinata allo scricciolo nell'incubatrice B. E non era per il respiratore... quel cucciolo l'ho alzato con una mano perchè ieri quando è nato era solo di 24 settimane di età gestazionale. E vi assicuro che tenere tra le mani un esserino così fa un certo effetto. Evidentemente ero molto più coinvolta di quanto me ne rendessi conto. Ancora troppo. Almeno il mal di testa è passato.

Gabbi.

mercoledì 22 giugno 2011

i nidi di rondine sotto al tetto, le ortensie e i lillà tra le erbacce

Entro le prossime tre settimane rogiteremo per la nostra nuova casa. Oggi pomeriggio abbiamo ufficialmente venduto la nostra casetta. Per i primi di agosto dovremmo riuscire a traslocare. Nonostante tutto stia proseguendo per il verso giusto provo un senso di perdita e quasi un senso di colpa verso la casetta che lasceremo. Fabio ed Eleonora, i nuovi proprietari se ne sono innamorati appena l'hanno vista, tre giorni dopo che l'abbiamo messa in vendita. Forse non ero pronta. So che questi due ragazzi sono le persone giuste. E so che tutto andrà bene. Passo dopo passo. Come ho cercato di spiegare ai bambini questa casetta è felice quando può accogliere le famiglie dove ci sono bambini piccoli, perchè li aiuta ad imparare a camminare, giocare, parlare , come se fosse un piccolo nido. E ora noi siamo pronti per cercare un altro nido un po' più grande così che Eleonora e Fabio possano costruire il loro nella casetta. Lo hanno capito, abbiamo piantato bulbi, continuiamo ad annaffiare il giardino, continuiamo a prendercene cura fino al momento di consegnarla loro. Fino a quando non consegneranno a noi il nostro nuovo nido, vicino al bosco, con i nidi di rondine sotto al tetto, le ortensie e i lillà tra le erbacce, allo stato brado da cinque anni.
"mamma, siamo un po' come il paguro allora..." dice Ale sorridendo. Già!

giovedì 9 giugno 2011

lunedì 2 maggio 2011

Non sei tu a scegliere casa...

... è la casa che sceglie te. E quando la casa ha il potere di scegliere una intera famiglia non puoi tirarti indietro. Quasi per gioco, subito dopo la nostra gita ad Eurodisney, abbiamo cominciato a guardarci intorno, vedere se era il caso di avviare lavori di ristrutturazione alla nostra casetta o se era meglio trovare un'altra soluzione... per gioco, appunto perchè soprattutto io di andarmene da qui non ne avevo proprio l'intenzione. Dopo qualche appuntamento e un po' di case, tante case a dirla tutta, ci ritroviamo a stasera: la nostra casetta venduta, una proposta di acquisto accettata, gli scatoloni da preparare e un trasloco da organizzare con tanto di cambio scuola, punti di riferimento, perchè la nuova casa, selvaggiamente trascurata da più di 5 anni, ci porterà via dal mare per accoglierci con un abbraccio collinare ... Ci saranno lavori da fare, erbacce da strappare, intonaci da stendere, muri da imbiancare... nervi da calmare... ma quando l'ho vista le ho sussurrato " tranquilla, ora siamo a casa..." Sempre se ci concedono il mutuo! Poi vi farò sapere come è andata. Baci!

giovedì 10 marzo 2011

febbraio, tra il carnevale ed Eurodisney



Poche parole, qualche foto, freddo, pioggia, febbraio ci ha regalato molte emozioni...










Gabbi





















mercoledì 5 gennaio 2011

Ogni sera tre cose.

Bene! Mi sono persa il natale, il nuovo anno, perderò la Befana.
Ma solo virtualmente.
Intanto retroattivi auguri a tutti, spero che questi giorni di festa vi stiano donando ciò che più desiderate.
Nella mia letterina per Babbo Natale ho chiesto coraggio, complicità e pazienza. Coraggio per quando indosso la divisa e per non desiderare di toglierla. Complicità con Gianc mio marito e padre dei miei figli. Pazienza perchè sono una mamma e di pazienza non ce n'è mai abbastanza. Che dire... Babbo Natale esiste!
Queste ultime settimane le abbiamo trascorse tra gli impegni di lavoro e la famiglia. Ale e Vale hanno imaprato a giocare a tombola e con le carte, abbiamo mangiato da schifo ma con gusto, i nonni hanno fatto il "pieno" di figli e rispettivi nipoti. Nessun litigio, solo risate. In maniera discontinua, certo, per via dei miei turni al lavoro ma , tutto sommato, è andata bene. Sono anche riuscita a terminare il mio regalo swap per Carmen in tempo ( posterò quanto prima le foto )!
E domani mattina dolcetti e latte e cioccolato saranno la nostra colazione della befana... Il tempo passa in fretta. Avete anche voi delle vostre epifanie quotidiane? Sono quelle cose, gesti, piccoli rituali non molto importanti ma che vi fanno sorridere dentro... non so, ad esempio la prima tazzina di caffè della giornata o la schiuma nella vasca da bagno... il bacio della buonanotte a tuo figlio, il raggio di sole del tramonto riflesso per 10 secondi sull'albero di natale, le decorazioni che anno dopo anno aggiungi alla tua casa... cose così non fondamentali ma che rendono la giornata speciale. O anche solo un attimo. Un po' come i doni della Befana, non ti aspetti grandi cose da lei, povera vecchietta ricoperta di stracci, in fondo già è tanto che ti porta dolci e frutta oltre al carbone, però magari nella calza ci trovi un bel paio di calzettoni caldi o un dolcissimo bagnoschiuma allo zucchero a velo : non ti cambiano la vita ma una caramella, piedi caldi e bagno profumato un sorriso almeno te lo strappano... Ne abbiamo un'infinità di epifanie quotidiane. E ogni giorno potrebbero essere diverse se solo ci fermassimo ad ascoltare con tutti i nostri sensi. Ne basterebbero cinque, forse anche tre al giorno, appuntate da qualche parte. E se proprio siamo a corto di idee ci sono gli "intramontabili" come la salute, un figlio rientrato a casa la sera, nessun alieno venuto a conquistare il nostro pianeta... non sono epifanie perchè sono cose troppo importanti? Forse è vero ma la vita va avanti, si sopravvive o si reinventa la propria quotidianità per non morire. E il quotidiano ha inizio nel momento in cui apri gli occhi e ti devi alzare per andare in bagno a fare la pipì: i calzettoni fanno comodo sul pavimento freddo. Poi un bel caffè fumante non ci sta mica male, no?!
Allora chi sta con me? Serve solo un quaderno, il più invitante e carino che trovi. Bada al tessuto, al disegno della copertina, alla consistenza della carta. E' a righe o a quadretti? Tutto bianco o ha le pagine colorate? Lo hai comprato o lo hai confezionato tu? Ora passa alla matita o alla penna o ai colori: scegli e vai. Hai tutto quello di cui hai bisogno. Ogni sera tre cose.
Fammi sapere.
Gabbi

venerdì 26 novembre 2010

Grazie per...

Grazie per ieri, oggi e domani.
Grazie per Maia,
piccola gattina entrata a far parte della nostra famiglia.
Grazie per la luce che brilla negli occhi di Alessandro
e per la tenerezza dei suoi sorrisi.
Grazie per Valerio
che in questi giorni mette a dura prova la mia pazienza.
Grazie per le confidenze di un'amica.
Grazie per Gianc.
E per molto altro ancora.
Grazie.

venerdì 12 novembre 2010

this moment


mercoledì 10 novembre 2010

Mi sa che questa ve la devo spiegare...

Scrivo questo post ( luuungo post, scusate ) pensando soprattutto a voi che avete lasciato una vostra traccia nel mio precedente post. Vi ringrazio, veramente, non pensavo... non volevo rattristare nessuno... Sono imbarazzata. Professionalmente sono un'infermiera e presto servizio in uno dei reparti di terapia intensiva neonatale di Roma. Ma questo non è la mia passione: è solo il mio grande compromesso.
A 20'anni ho ceduto alle insistenze di un padre che per anni non ha fatto altro che chiedermi di fare il corso da infermiera. Io non volevo. Volevo fare altro.
Per noia, perchè non avevo altro da fare, alla fine ci ho provato. Razionalmente parlando mi riusciva discretamente bene: non svenivo alla vista degli aghi, il sangue non mi disturbava più di tanto, non avevo problemi con i pannoloni sporchi. Mi piaceva, no non mi piaceva, niente passione o frasi tipo "diventerò l'infermiera più brava del mondo!": non avevo altro da fare, tutto qui. Infatti finito il corso chiudo il diploma in un cassetto e mi dedico ad altro.
La mia voglia di indipendenza, la testa, la razionalità, mi portano a scegliere di tornare sui miei passi : "ok, farò l'infermiera e questo sarà il mio grande compromesso di vita". E così un po' quà prima e un po' là dopo approdo nel reparto di neonatologia di quell'ospedale laggiù. "Solo finchè mi va," mi ripetevo," tutto sommato è piacevole tenere tra le baccia tutti questi neonati..." Entri presto nel vortice e il tempo passa. Due gravidanze desiderate l'una dietro l'altra mi tengono lontana per quasi 4 anni. Il rientro al lavoro è devastante. Io voglio fare la moglie e la mamma!!! Perdo quel poco di motivazione che ho e in più nuove esigenze di servizio mi catapultano nell'area intensiva neonatale: rifiuto totale. L'emergenza mi paralizza, non so cosa devo fare, mi sento un intralcio per le colleghe: trasformo l'area critica in un mostro feroce da cui fuggire. Vigliaccamente, sconfitta dalle mie stesse paure, riesco a tornare nell'area neonatale non critica ma il mostro è sempre dentro di me, in agguato. Poi il crollo. Attacchi di panico prima, ansia e insonnia dopo, un'estate fuori dall'ambiente professionale, con la lettera di licenziamento nel cassetto. Mai spedita per fortuna... Chiedo aiuto ad una specialista e insieme facciamo il punto. Ragazza è ora di rientrare e affrontare il mostro... ma con i miei tempi. E così accade. Il 1' ottobre dello scorso anno scelgo di rientrare in servizio. Il 1' ottobre di questo anno vengo assegnata ufficialmente alla sezione di terapia intensiva neonatale. Affiancata da una collega tutor. Tremo ancora? Certo che tremo, ogni volta che varco la soglia, ogni volta che apro un'oblò dell'incubatrice, ogni volta che entra un genitore e ti chiede senza parlare "come sta oggi, ce la farà ?". Tremo per ogni allarme, per ogni farmaco da preparare, per ogni parte burocratica da compilare. Per ogni respiratore che non ricordo come va montato . Tremo per ogni emergenza a cui dobbiamo far fronte. Solo che ora non mi tiro indietro. Non più. Il mio mostro si sta trasformando in un..." mostrillo". Compagno di un nuovo viaggio la cui meta non è stabilita. Il mio grande compromesso, non la mia passione, non un atto di ammirevole coraggio, solo un dono. Inatteso. Se credessi in Dio direi che è una grazia ricevuta; se fossi fatalista direi che è il mio destino. Non lo so cosa è. Certo è che in questo momento professionalmente parlando non potrei essere da nessun'altra parte: non sarei io. Poi domani chissà; la lettera di licenziamento è ancora nel cassetto.
Perciò, ricapitolando, non sono così coraggiosa o ammirevole per quello che faccio...
Mi sento un po' come Trilli che desiderava essere altro a dispetto del suo personale talento ( se non avete visto il film andatelo a vedere). Forse siamo in tanti come lei. L'unica differenza e che lei è il suo talento, senza possibilità di altra scelta. Noi scegliamo di poter essere il nostro talento e il nostro compromesso e fare in modo che l'uno alimenti l'altro, piano piano, passo passo.
Vi ho sufficientemente annoiate? Vabbè, Buonanotte!

Gabbi

lunedì 8 novembre 2010

(K)nulla 1, da un'iniziativa di Navigo a vista

(K)nulla alla notte di lavoro appena passata. Alla sensazione di impotenza, al rendersi conto di non poter fare di più di quello che stai facendo, a quell'attimo in cui realizzi che non ce la può fare e che forse (terribile anche solo pensarlo) che forse è meglio così. Cerchi con gli occhi la collega, insieme volgete lo sguardo verso il medico... vai avanti perchè non puoi mollare, ci speri fino alla fine. Ma la fine arriva, nonostante tutto la vita scivola via. Allora smetti. Guardi l'ora. Stranamente non puoi stare ferma e cominci a fare. Acqua calda, ovatta, con gesti gentili e attenti presti le ultime cure. Lo prendi in braccio, gli parli nonostante tutto, lo avvolgi nel lenzuolino e lo adagi nell'icubatrice. Fai un passo indietro e rimani lì. Sperando di non crollare. Perchè non puoi crollare davanti al papà. Ha bisogno della tua forza per non perdere la sua. Ha già parlato con il medico che gli ha spiegato quello che è stato fatto. Alla fine si gira e con un filo di voce ti dice "grazie di tutto" e se ne va. E lì crolli. Io crollo. (K)nulla allora! Ricominci a fare perchè hai bisogno di fare. Ci sono gli altri neonati di cui prendersi cura. Ci penserai dopo a crollare. Ora bisogna andare avanti. Il turno finalmente finisce, lentamente torni a casa cercando di rimanere concentrata sulla strada. 52 km sono tanti ogni volta ma stamattina sono proprio insopportabili. Entri finalmente in casa, punti la sveglia alle 1545 e dormi, sul bivano, senza nemmeno toglierti le scarpe. Vuoi solo dormire. Suona la sveglia, qualcosa nello stomaco, vai a prendere Scricciolo alla scuola materna, ridi, scherzi, aspetti Cucciolo alla fermata del pulmino, li porti in giro a recuperare il materiale per costruire le lanterne, costruite le lanterne mentre prepari la cena. Li fai cenare, un cartone accoccolati sul divano, la buonanotte. E finalmente le lacrime escono. (K)NULLA.

lunedì 1 novembre 2010

storia della regina irascilbile, la saggia giardiniera e una meridiana di ottone

di Sarah Ban Breathnach.

C'era una volta una potente regina irascibile. Un autunno, quando l'anno cominciava a volgere al termine, la regina cadde in una profonda malinconia. Non riusciva ne' a mangiare ne' a dormire, spesso piangeva lacrime d'origine ignota che la mandavano su tutte le furie, scatenando eccessi d'ira che facevano tremare di paura chi le stava accanto.
Ogni giorno la regina convocava un nuovo consigliere scelto dalla sua esimia cerchia di saggi: il medico di corte, l'astrologo, il sensitivo, l'alchimista, l'erborista, il filosofo. Tutti vennero licenziati con l'accusa di ciarlataneria per non essere riusciti a svelare il mistero del malefico sortilegio. E tutti si ritennero fortunati nel tenere abbreviate le loro illustri carriere. "Deve pur esserci tra voi qualcuno che conosca l'origine della mia sofferenza!" gridò la regina , disperata. Ma il suo patetico lamento fu accolto soltanto da un silenzio imbarazzato poichè tutti temevano la sua ira.
Solo la giardiniera reale, mossa a compassione per la povera donna, si avvicinò al trono: "Venite in giardino, Maestà, oltre il muro della vostra autosegregazione..." La regina era tanto disperata che fece quanto le fu chiesto.
Quando uscì in giardino, la prima volta dopo molte settimane, notò che i luminosi e vividi colori dell'estate erano sbiaditi e il giardino pareva spoglio. Vide tuttavia che non era del tutto privo di bellezza e che, anzi, era regale nelle sue brillanti tonalità cremisi e oro. L'aria era gradevolmente fresca e corroborante e il cielo di un azzurro puro. " Parla giardiniera!".
" Maestà, ciò che soffre non è il vostro corpo ne' la vostra mente. E' la vostra anima che ha bisogno di guarire. Voi soffrite di una malattia che ci affligge tutti. Proprio come le stagioni del mondo naturale si muovono in un ciclo di vita, morte e rinascita, così gli animi terreni si sollevano alla gioia e sprofondano nella tristezza a seconda delle stagioni dei sentimenti. Ci sono giorni in cui bisogna rendere grazie per la messe del cuore, per quanto modesta possa essere, e prepararsi all' arrivo della fine dell'anno. Le ore di luce diminuiscono e le ore del buio aumentano. Ma la vera luce nel mondo della natura non si spegne mai. E lo stesso vale per la Vostra anima. Mia amatissima Regina, non temete il buio, la luce tornarà e Voi conoscerete altre ore felici. Di questo sono certa."
La regina, riflettendo su queste sagge parole domandò alla giardiniera come facesse a possedere il segreto della pace interiore. La giardiniera la condusse a una meridiana d'ottone. Portava scritto:
"Anche questa passerà"