passo dopo passo...

passo dopo passo...
... tu con me... io con te...

chi segue i miei passi...

lunedì 2 maggio 2011

Non sei tu a scegliere casa...

... è la casa che sceglie te. E quando la casa ha il potere di scegliere una intera famiglia non puoi tirarti indietro. Quasi per gioco, subito dopo la nostra gita ad Eurodisney, abbiamo cominciato a guardarci intorno, vedere se era il caso di avviare lavori di ristrutturazione alla nostra casetta o se era meglio trovare un'altra soluzione... per gioco, appunto perchè soprattutto io di andarmene da qui non ne avevo proprio l'intenzione. Dopo qualche appuntamento e un po' di case, tante case a dirla tutta, ci ritroviamo a stasera: la nostra casetta venduta, una proposta di acquisto accettata, gli scatoloni da preparare e un trasloco da organizzare con tanto di cambio scuola, punti di riferimento, perchè la nuova casa, selvaggiamente trascurata da più di 5 anni, ci porterà via dal mare per accoglierci con un abbraccio collinare ... Ci saranno lavori da fare, erbacce da strappare, intonaci da stendere, muri da imbiancare... nervi da calmare... ma quando l'ho vista le ho sussurrato " tranquilla, ora siamo a casa..." Sempre se ci concedono il mutuo! Poi vi farò sapere come è andata. Baci!

giovedì 10 marzo 2011

febbraio, tra il carnevale ed Eurodisney



Poche parole, qualche foto, freddo, pioggia, febbraio ci ha regalato molte emozioni...










Gabbi





















mercoledì 5 gennaio 2011

Ogni sera tre cose.

Bene! Mi sono persa il natale, il nuovo anno, perderò la Befana.
Ma solo virtualmente.
Intanto retroattivi auguri a tutti, spero che questi giorni di festa vi stiano donando ciò che più desiderate.
Nella mia letterina per Babbo Natale ho chiesto coraggio, complicità e pazienza. Coraggio per quando indosso la divisa e per non desiderare di toglierla. Complicità con Gianc mio marito e padre dei miei figli. Pazienza perchè sono una mamma e di pazienza non ce n'è mai abbastanza. Che dire... Babbo Natale esiste!
Queste ultime settimane le abbiamo trascorse tra gli impegni di lavoro e la famiglia. Ale e Vale hanno imaprato a giocare a tombola e con le carte, abbiamo mangiato da schifo ma con gusto, i nonni hanno fatto il "pieno" di figli e rispettivi nipoti. Nessun litigio, solo risate. In maniera discontinua, certo, per via dei miei turni al lavoro ma , tutto sommato, è andata bene. Sono anche riuscita a terminare il mio regalo swap per Carmen in tempo ( posterò quanto prima le foto )!
E domani mattina dolcetti e latte e cioccolato saranno la nostra colazione della befana... Il tempo passa in fretta. Avete anche voi delle vostre epifanie quotidiane? Sono quelle cose, gesti, piccoli rituali non molto importanti ma che vi fanno sorridere dentro... non so, ad esempio la prima tazzina di caffè della giornata o la schiuma nella vasca da bagno... il bacio della buonanotte a tuo figlio, il raggio di sole del tramonto riflesso per 10 secondi sull'albero di natale, le decorazioni che anno dopo anno aggiungi alla tua casa... cose così non fondamentali ma che rendono la giornata speciale. O anche solo un attimo. Un po' come i doni della Befana, non ti aspetti grandi cose da lei, povera vecchietta ricoperta di stracci, in fondo già è tanto che ti porta dolci e frutta oltre al carbone, però magari nella calza ci trovi un bel paio di calzettoni caldi o un dolcissimo bagnoschiuma allo zucchero a velo : non ti cambiano la vita ma una caramella, piedi caldi e bagno profumato un sorriso almeno te lo strappano... Ne abbiamo un'infinità di epifanie quotidiane. E ogni giorno potrebbero essere diverse se solo ci fermassimo ad ascoltare con tutti i nostri sensi. Ne basterebbero cinque, forse anche tre al giorno, appuntate da qualche parte. E se proprio siamo a corto di idee ci sono gli "intramontabili" come la salute, un figlio rientrato a casa la sera, nessun alieno venuto a conquistare il nostro pianeta... non sono epifanie perchè sono cose troppo importanti? Forse è vero ma la vita va avanti, si sopravvive o si reinventa la propria quotidianità per non morire. E il quotidiano ha inizio nel momento in cui apri gli occhi e ti devi alzare per andare in bagno a fare la pipì: i calzettoni fanno comodo sul pavimento freddo. Poi un bel caffè fumante non ci sta mica male, no?!
Allora chi sta con me? Serve solo un quaderno, il più invitante e carino che trovi. Bada al tessuto, al disegno della copertina, alla consistenza della carta. E' a righe o a quadretti? Tutto bianco o ha le pagine colorate? Lo hai comprato o lo hai confezionato tu? Ora passa alla matita o alla penna o ai colori: scegli e vai. Hai tutto quello di cui hai bisogno. Ogni sera tre cose.
Fammi sapere.
Gabbi

venerdì 26 novembre 2010

Grazie per...

Grazie per ieri, oggi e domani.
Grazie per Maia,
piccola gattina entrata a far parte della nostra famiglia.
Grazie per la luce che brilla negli occhi di Alessandro
e per la tenerezza dei suoi sorrisi.
Grazie per Valerio
che in questi giorni mette a dura prova la mia pazienza.
Grazie per le confidenze di un'amica.
Grazie per Gianc.
E per molto altro ancora.
Grazie.

venerdì 12 novembre 2010

this moment


mercoledì 10 novembre 2010

Mi sa che questa ve la devo spiegare...

Scrivo questo post ( luuungo post, scusate ) pensando soprattutto a voi che avete lasciato una vostra traccia nel mio precedente post. Vi ringrazio, veramente, non pensavo... non volevo rattristare nessuno... Sono imbarazzata. Professionalmente sono un'infermiera e presto servizio in uno dei reparti di terapia intensiva neonatale di Roma. Ma questo non è la mia passione: è solo il mio grande compromesso.
A 20'anni ho ceduto alle insistenze di un padre che per anni non ha fatto altro che chiedermi di fare il corso da infermiera. Io non volevo. Volevo fare altro.
Per noia, perchè non avevo altro da fare, alla fine ci ho provato. Razionalmente parlando mi riusciva discretamente bene: non svenivo alla vista degli aghi, il sangue non mi disturbava più di tanto, non avevo problemi con i pannoloni sporchi. Mi piaceva, no non mi piaceva, niente passione o frasi tipo "diventerò l'infermiera più brava del mondo!": non avevo altro da fare, tutto qui. Infatti finito il corso chiudo il diploma in un cassetto e mi dedico ad altro.
La mia voglia di indipendenza, la testa, la razionalità, mi portano a scegliere di tornare sui miei passi : "ok, farò l'infermiera e questo sarà il mio grande compromesso di vita". E così un po' quà prima e un po' là dopo approdo nel reparto di neonatologia di quell'ospedale laggiù. "Solo finchè mi va," mi ripetevo," tutto sommato è piacevole tenere tra le baccia tutti questi neonati..." Entri presto nel vortice e il tempo passa. Due gravidanze desiderate l'una dietro l'altra mi tengono lontana per quasi 4 anni. Il rientro al lavoro è devastante. Io voglio fare la moglie e la mamma!!! Perdo quel poco di motivazione che ho e in più nuove esigenze di servizio mi catapultano nell'area intensiva neonatale: rifiuto totale. L'emergenza mi paralizza, non so cosa devo fare, mi sento un intralcio per le colleghe: trasformo l'area critica in un mostro feroce da cui fuggire. Vigliaccamente, sconfitta dalle mie stesse paure, riesco a tornare nell'area neonatale non critica ma il mostro è sempre dentro di me, in agguato. Poi il crollo. Attacchi di panico prima, ansia e insonnia dopo, un'estate fuori dall'ambiente professionale, con la lettera di licenziamento nel cassetto. Mai spedita per fortuna... Chiedo aiuto ad una specialista e insieme facciamo il punto. Ragazza è ora di rientrare e affrontare il mostro... ma con i miei tempi. E così accade. Il 1' ottobre dello scorso anno scelgo di rientrare in servizio. Il 1' ottobre di questo anno vengo assegnata ufficialmente alla sezione di terapia intensiva neonatale. Affiancata da una collega tutor. Tremo ancora? Certo che tremo, ogni volta che varco la soglia, ogni volta che apro un'oblò dell'incubatrice, ogni volta che entra un genitore e ti chiede senza parlare "come sta oggi, ce la farà ?". Tremo per ogni allarme, per ogni farmaco da preparare, per ogni parte burocratica da compilare. Per ogni respiratore che non ricordo come va montato . Tremo per ogni emergenza a cui dobbiamo far fronte. Solo che ora non mi tiro indietro. Non più. Il mio mostro si sta trasformando in un..." mostrillo". Compagno di un nuovo viaggio la cui meta non è stabilita. Il mio grande compromesso, non la mia passione, non un atto di ammirevole coraggio, solo un dono. Inatteso. Se credessi in Dio direi che è una grazia ricevuta; se fossi fatalista direi che è il mio destino. Non lo so cosa è. Certo è che in questo momento professionalmente parlando non potrei essere da nessun'altra parte: non sarei io. Poi domani chissà; la lettera di licenziamento è ancora nel cassetto.
Perciò, ricapitolando, non sono così coraggiosa o ammirevole per quello che faccio...
Mi sento un po' come Trilli che desiderava essere altro a dispetto del suo personale talento ( se non avete visto il film andatelo a vedere). Forse siamo in tanti come lei. L'unica differenza e che lei è il suo talento, senza possibilità di altra scelta. Noi scegliamo di poter essere il nostro talento e il nostro compromesso e fare in modo che l'uno alimenti l'altro, piano piano, passo passo.
Vi ho sufficientemente annoiate? Vabbè, Buonanotte!

Gabbi

lunedì 8 novembre 2010

(K)nulla 1, da un'iniziativa di Navigo a vista

(K)nulla alla notte di lavoro appena passata. Alla sensazione di impotenza, al rendersi conto di non poter fare di più di quello che stai facendo, a quell'attimo in cui realizzi che non ce la può fare e che forse (terribile anche solo pensarlo) che forse è meglio così. Cerchi con gli occhi la collega, insieme volgete lo sguardo verso il medico... vai avanti perchè non puoi mollare, ci speri fino alla fine. Ma la fine arriva, nonostante tutto la vita scivola via. Allora smetti. Guardi l'ora. Stranamente non puoi stare ferma e cominci a fare. Acqua calda, ovatta, con gesti gentili e attenti presti le ultime cure. Lo prendi in braccio, gli parli nonostante tutto, lo avvolgi nel lenzuolino e lo adagi nell'icubatrice. Fai un passo indietro e rimani lì. Sperando di non crollare. Perchè non puoi crollare davanti al papà. Ha bisogno della tua forza per non perdere la sua. Ha già parlato con il medico che gli ha spiegato quello che è stato fatto. Alla fine si gira e con un filo di voce ti dice "grazie di tutto" e se ne va. E lì crolli. Io crollo. (K)nulla allora! Ricominci a fare perchè hai bisogno di fare. Ci sono gli altri neonati di cui prendersi cura. Ci penserai dopo a crollare. Ora bisogna andare avanti. Il turno finalmente finisce, lentamente torni a casa cercando di rimanere concentrata sulla strada. 52 km sono tanti ogni volta ma stamattina sono proprio insopportabili. Entri finalmente in casa, punti la sveglia alle 1545 e dormi, sul bivano, senza nemmeno toglierti le scarpe. Vuoi solo dormire. Suona la sveglia, qualcosa nello stomaco, vai a prendere Scricciolo alla scuola materna, ridi, scherzi, aspetti Cucciolo alla fermata del pulmino, li porti in giro a recuperare il materiale per costruire le lanterne, costruite le lanterne mentre prepari la cena. Li fai cenare, un cartone accoccolati sul divano, la buonanotte. E finalmente le lacrime escono. (K)NULLA.

lunedì 1 novembre 2010

storia della regina irascilbile, la saggia giardiniera e una meridiana di ottone

di Sarah Ban Breathnach.

C'era una volta una potente regina irascibile. Un autunno, quando l'anno cominciava a volgere al termine, la regina cadde in una profonda malinconia. Non riusciva ne' a mangiare ne' a dormire, spesso piangeva lacrime d'origine ignota che la mandavano su tutte le furie, scatenando eccessi d'ira che facevano tremare di paura chi le stava accanto.
Ogni giorno la regina convocava un nuovo consigliere scelto dalla sua esimia cerchia di saggi: il medico di corte, l'astrologo, il sensitivo, l'alchimista, l'erborista, il filosofo. Tutti vennero licenziati con l'accusa di ciarlataneria per non essere riusciti a svelare il mistero del malefico sortilegio. E tutti si ritennero fortunati nel tenere abbreviate le loro illustri carriere. "Deve pur esserci tra voi qualcuno che conosca l'origine della mia sofferenza!" gridò la regina , disperata. Ma il suo patetico lamento fu accolto soltanto da un silenzio imbarazzato poichè tutti temevano la sua ira.
Solo la giardiniera reale, mossa a compassione per la povera donna, si avvicinò al trono: "Venite in giardino, Maestà, oltre il muro della vostra autosegregazione..." La regina era tanto disperata che fece quanto le fu chiesto.
Quando uscì in giardino, la prima volta dopo molte settimane, notò che i luminosi e vividi colori dell'estate erano sbiaditi e il giardino pareva spoglio. Vide tuttavia che non era del tutto privo di bellezza e che, anzi, era regale nelle sue brillanti tonalità cremisi e oro. L'aria era gradevolmente fresca e corroborante e il cielo di un azzurro puro. " Parla giardiniera!".
" Maestà, ciò che soffre non è il vostro corpo ne' la vostra mente. E' la vostra anima che ha bisogno di guarire. Voi soffrite di una malattia che ci affligge tutti. Proprio come le stagioni del mondo naturale si muovono in un ciclo di vita, morte e rinascita, così gli animi terreni si sollevano alla gioia e sprofondano nella tristezza a seconda delle stagioni dei sentimenti. Ci sono giorni in cui bisogna rendere grazie per la messe del cuore, per quanto modesta possa essere, e prepararsi all' arrivo della fine dell'anno. Le ore di luce diminuiscono e le ore del buio aumentano. Ma la vera luce nel mondo della natura non si spegne mai. E lo stesso vale per la Vostra anima. Mia amatissima Regina, non temete il buio, la luce tornarà e Voi conoscerete altre ore felici. Di questo sono certa."
La regina, riflettendo su queste sagge parole domandò alla giardiniera come facesse a possedere il segreto della pace interiore. La giardiniera la condusse a una meridiana d'ottone. Portava scritto:
"Anche questa passerà"


...quatto quatto si avvicina...

Novembre quatto quatto si avvicina, cogliendo i nostri sensi di sorpresa. Di colpo, come osservò tristemente il poeta inglese Thomas Hood due secoli fa, non c'è "ombra, ne' splendore, ne' farfalle, ne' api, ne' frutti, ne'fiori, ne' foglie, ne' uccelli". Fuori, steli grigio-argento rivelano un paesaggio striato di pretenziosità. Dietro porte chiuse, ambrati fuochi ardenti gettano luce sul reale. Come una donna che ha trovato la sua autenticità, la bellezza di novembre irradia da dentro.

Sarah Ban Breathnach
da "L'incanto della vita semplice"

domenica 31 ottobre 2010

"Fa' posto al mistero, riconosci la magia." Sarah Ban Breathnach

da "L'incanto della vita semplice":
Finalmente è arrivata l'ora delle streghe. Halloween , la vigilia di Ognissanti. Qualcuno accompagnerà qualche piccolo folletto alla sua ronda stabilita; amore, cure, premure gli offriranno protezione... Altri, sulla soglia di casa, accoglieranno gli spiriti allegri con dolci doni... Halloween deriva dalla festa celtica precristiana di Samhaim, che cadeva il 31 ottobre, l'ultima notte autunnale prima delk freddo e della desolazione dell'inverno. Quella notte, considerato il capodanno celtico, i druidi credevano che il mondo soprannaturale si avvicinasse al mondo terreno e, perciuò, gli esseri umani erano più soggetti alla forza e all'influenza dell'invisibile. Gli incantesimi risultavano più facili, la divinazione ( predizione della sorte) poteva rivelare più cose e i sogni acquistavano un significato speciale... Ci credo tutt'ora. Essendo umana, credo che Halloween sia il modo ideale per ricordare che in noi scorre la magia e che il mistero permea tutti gli incontri di tutti i giorni. Noi materializziamo la scarpa che non riusciamo a trovare in casa,trasformiamo gli avanzi in un banchetto, raccogliamo messi dal terreno brullo,scacciamo la paura, risaniamo ferite, facciamo bastare i soldi alla fine del mese. Noi prendiamo in braccio, culliamo,accudiamo e sosteniamo la vita. Facciamo tutto questo e molto di più... Non è forse magia quella che compi quando crei uno stile di vita autentico per te e i tuoi cari? Non stai forse dando forma a forze invisibili, con la tua creatività e la forza della tua anima, portando nel mondo concreto, attraverso la passione, cose che prima esistevano soltanto nel regno spirituale?... Quanta forza ti è stata donata. Stasera, al lume di candela o al chiaro di luna, nel giardino di casa, impegnati ad usare saggiamente il tuo potere per il bene di tutti quanti. Non hai idea di quante vite tocchi nell'arco della tua vita... Va'... riconosci con cuore grato il tuo lignaggio e i tuoi doni autentici...
di Sarah Ban Breathnach

Io non avrei saputo spiegarlo meglio.
Oggi , più che mai, benvenuti a casa.
Gabilla.

sabato 30 ottobre 2010

this moment


aspettando Halloween...







aspettando Halloween...

domenica 17 ottobre 2010

il mio bicchiere mezzo pieno anche se non c'è niente dentro

Ottobre.
Gratitudine.
Ricorderò questo inizio di autuno per l'entusiasmo provato per il lavoro, la concentrazione per le nuove responsabilità, il mettermi alla prova affrontando le mie paure, l'opportunità di conoscere a fondo vecchie colleghe; ma anche per un incidente che mi "ha femata" e mi sono ritovata a sperimentare e ricominciare a dedicare il tempo ad "altro", quell'altro che fino a qualche giorno fa continuavo a mettere da parte per potermi dedicare al resto.
E stamattina, tarda mattinata, mentre il pane cuoceva in forno. il polpettone riposava sul piano di lavoro della cucina, i bambini giocavano nella loro cameretta, Gianc sistemava l'area pc di famiglia, mentre tutto questo mi respirava intorno, spalancando la finestra del soggiorno mi sono sentita piena di gratitudine. Sai quando ci sono quegli attimi che durano un attimo (scusa il gioco di parole) che sebra non finire mai? Da bambina amavo la vita e dove potevo lo srivevo. Crescendo ho continuato ad amarla ma ho cominciato a tenerlo per me, tanto che alla fine ho smesso di pronunciare queste poche parole.
Fino a stamattina.
Amo la vita, amo la mia vita, la mia quotidianità.
Con tutti i momenti brutti e difficili. Ho provato, cambiato, rinunciato, allontanato. Ho cercato, tremato, pianto, creduto, sperimentato. Apprezzato. Spesso niente mezze misure. Più spesso sfumature, senza mai scendere a patti con ciò in cui non credessi profondamente. Sono felice, oggi, a 37 anni, due figli, un marito, una casetta con mutuo, un lavoro che nonostante non sia la mia passione, è sicuramente una fonte inesauribile di emozione.
Perchè questa è la mia vita. Oggi.
Fortunata? Sì, tanto.
Ma il mio bicchiere è sempre mezzo pieno, anche quando non c'è niente dentro.
Buon autunno a tutti.

venerdì 8 ottobre 2010

Il resto dovrà aspettare.

Finalmente lo faccio, me ne vado in camera, spalanco le persiane e i vetri, accendo il mio pc. In rfondo Ale e Valerio sono tranquilli, tra colori e costruzioni si danno un gran da fare... Inizio a leggere i vostri post diventati numerosissimi tanto è che non mi collego... E' piacevole ritrovarvi. Penso che forse dovrei cominciare a preparare la cena, sistemare il bucato da stirare, farmi un pisolino visto che tra un ora dovrò andare al lavoro e la notte in TIN è lunga... poi i miei ragazzi cominciano a chiamarmi, i soliti dispetti tra fratelli, la curiosità di sapere quello che sto facendo... le domande di Valerio su quale tavolo di casa sia più vecchio, Ale che mi chiede il perchè abbia usato i tre puntini... non c'è verso di continuare, di dirvi quanto sia bello osservare i vostri lavori , i vostri momenti magici. C'è sempre magia. Comunque. Ovunque. Ora vado, continuo a "rimettere le cose a posto", come madre, come moglie, come infermiera. Il resto dovrà aspettare. Ancora.

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martedì 24 agosto 2010

Remare nella stessa direzione.

Sempre più spesso, ultimamente, mi chiedo se sia meglio provare rabbia o delusione verso l'atteggiamento di alcune persone. Meglio una fiammata che si esaurisce mentre si manifesta o meglio un piccolo tozzo di brace che sta lì, osserva e si esaurisce lentamente, voltando le spalle o allontanandosi piano piano? La risposta? Penso che, almeno nel mio caso, faccia meno danni la fiammata. Il problema è che sempre più spesso provo delusione. E ogni volta un passetto di più mi allontana proprio da chi e con cui invece dovrei remare nella stessa direzione. Non ho bisogno di cambiare aria: ho la necessità di rimettere le cose a posto. A buon intenditor, poche parole.

domenica 15 agosto 2010

Tiziano Ferro A mi edad

sabato 14 agosto 2010

mercoledì 11 agosto 2010

Noa - beautiful that way

ritrovare me stessa...

mercoledì 4 agosto 2010

The Cranberries - Animal Instinct

ritrovare me stessa...

sabato 24 luglio 2010

venerdì del libro: "Non c'è famiglia senza caos"

"Mia mamma legge molti libri sull'educazione, partecipa a conferenze e seminari come questo e poi torna a casa tutta euforica" mi confida Thorben, 12 anni, con tono deciso e la faccia seria, durante un seminario per genitori a cui sono stati invitati anche i bambini. " Ho l'impressione" prosegue ridacchiando " che andarci sia per lei come fumarsi una canna educativa." Lo guardo incredulo. " Che cosa?" "Sì, quello che si prendono i tossici, i drogati. Mia mamma è già diventata dipendente!" " Da che cosa?" "Dovrebbe vedere la montagna di libri sull'educazione che c'è sul suo comodino." Scuote la testa: "Cavolo, devo proprio essere una peste. E quando la mamma va a quei seminari, poi cerca di mettere in pratica tutto quello che hanno detto! Certe cose funzionano davvero. Prima però bisogna essere capaci di pensarle. In quelle conferenze insegnano a ragionare come noi!" "In che senso?" Ride:"Ma sì, come i bambini!" "E come ragionano i bambini?" " In modo semplice ma furbo!" Thorben si batte il petto, compiaciuto...

da: Non c'è famiglia senza caos
di: Jan-Uwe Rogge
edito da: Net

Queste le prime centosessantasette (una più una meno) parole della prefazione del libro. Solo 189 pagine divise in tre parti dove "ozio", "a letto senza capricci", "ordineneldisordine", "interferenze dei nonni", "madri e lavoro", "separazione", "famiglie allargate", sono alcuni degli argomenti trattati con semplicità e un linguaggio schietto spesso per me illuminante.
Ce ne sono tanti in giro, lo so, ma vale la pena.
Vi lascio un'altra chicca:
Susan, 11 anni, dichiara con profondità: "La mamma vuole sempre il mio bene!". E poi si chiede in tono vagamente filosofico: " E io come faccio ad imparare?"

Buona lettura!

Gabbi